Introduzione
Il recente flusso di informazioni sui c.d. “Epstein files” offre spazio per una profonda riflessione sulla tenuta dei pilastri che reggono la nostra democrazia.
La crudezza delle notizie che si stanno via via delineando rivela un quadro (a dir poco) inquietante, il quale, seppur ancora incompleto e frammentato, rende già questa vicenda un caso emblematico da analizzare. Un occasione per comprendere non solo quanto sia importante che ciascun cittadino conosca bene i principi costituzionali, ma anche quanto diventi vitale che la collettività sia composta da tanti singoli individui consapevoli, da cittadini attivi che agiscano sia individualmente che in associazione per tutelarli dai più variegati tentativi di aggiramento e dalle sistematiche distorsioni della verità ad opera dei grandi centri di interesse (o di potere?).
Vietato normalizzare, vietato dimenticare
Al momento, però, i contenuti che stanno emergendo da questi files sono talmente raccapriccianti da destare nell’opinione pubblica principalmente un (legittimo) sentimento di disgusto e di indignazione collettiva.
Ma è proprio per questo, ossia per via della particolare gravità della questione, che bisognerebbe vigilare e agire, affinché, a questa più che legittima reazione, non segua alcuna fase di “normalizzazione” o di “obliviazione” media-mediata. Un fenomeno, questo, cui abbiamo più volte assistito in passato. Un esempio su tutti, anche se era “acqua fresca” rispetto a questo …, fu lo scandalo di “tangentopoli” … che oggi pare non ricordi più nessuno …
Un postulato per le coscienze presenti e future
Ecco che ora più che mai, in questa macabra pagina di storia, occorre “scolpire” nelle nostre coscienze un postulato per il presente e per il futuro (cui far seguire ogni opportuna azione):
“Nessun uomo in nessun caso e in nessun contesto, per quanto influente possa essere, dovrà mai porsi al di sopra della verità e della trasparenza democratica, né tanto meno godere di spazi d’ombra garantiti da privilegi. Nessuno!”
Per realizzare fattivamente un tale postulato in questo complesso scenario, dunque, diviene fondamentale prendere piena consapevolezza che la profonda conoscenza e volontà di attuare la Costituzione rappresenta lo strumento senza il quale è impossibile affermare il valore dei nostri diritti inalienabili, ponendoli come fondamento indispensabile contro ogni tentativo di occultamento della realtà.
Questa necessità di trasparenza ci conduce direttamente al cuore dei nostri dettami costituzionali, che agiscono come una “bussola” proprio quando il confine tra potere e impunità rischia di farsi labile.
Abbiamo un compito: pretendere che si riaffermi l’uguaglianza sostanziale
Si manifesta prima di tutto l’esigenza di riaffermare l’uguaglianza sostanziale contro ogni forma di privilegio (Art. 3 Cost.), perché la nostra democrazia non può ammettere spazi d’ombra garantiti dalla posizione sociale o economica.
Per sanare distorsioni come quelle sopra citate, oggi ci viene offerta una via facile: la “tecnologia”. Si parla sempre più di “sorveglianza di massa” … nel nome della “trasparenza” e della “sicurezza” … E un tale presidio ci viene addirittura prospettato come unica soluzione possibile. Come una grande opportunità per riuscire là dove la c.d. “civiltà etica” -si dice- ha fallito.
Eppure la tanto elogiata “panacea della sorveglianza” non convince. Non può convincere, perché essa significa anche “controllo”, “compressione della libertà”, “perdita della privacy”, “svuotamento della democrazia”.
E poi, chi saranno i controllori? I governi? I grandi gruppi privati?
Ma se proprio in questi giorni, in queste ore, con questo “scandalo Epstein”, stiamo assistendo al più alto livello di degrado, corruzione e depravazione (è d’uopo aggiungere) che sia mai stato documentato nella storia. L’aberrazione di una classe politica, di governo, finanziaria e industriale (la c.d. “élite”) che annovera “membri” sparsi in tutto il mondo nelle posizioni più apicali della società!
E allora?
A fronte di tutto ciò, può mai essere l’instaurazione di una vera e propria “civiltà del controllo” la vera soluzione?
No!
Qui, l’effettiva applicazione del principio “la legge è uguale per tutti” (colonna portante dello “Stato di Diritto” e pietra miliare dell’Art. 3 della nostra Carta Costituzionale) resta l’unico autentico baluardo capace di neutralizzare chiunque tenti di porsi “al di sopra” delle regole comuni; governanti inclusi.
Ma questo purtroppo non avviene da solo. Bisogna che la cittadinanza sia vigile e attiva, affinché pretenda ogni giorno che un tale principio venga rispettato.
Libertà di informazione/espressione è potere sovrano
Allo stesso modo, emerge con forza il valore della libertà di informazione come presidio di verità. Il diritto a una conoscenza limpida dei fatti è l’unico anticorpo efficace contro la manipolazione informativa e la censura di vicende che hanno una profonda rilevanza pubblica e morale.
Ma può mai esistere la libertà di informazione se non viene rispettata la libertà di espressione (Art. 21 Cost.)?
Vien da sé che la risposta è “tautologica” (i.e. intrinseca nella domanda). Ed ecco la ragione per cui, al di là dei famigerati rischi associati alle c.d. fake news, è fondamentale battersi per preservare la possibilità di leggere o di ascoltare qualsiasi posizione. Attingere alle fonti di una conoscenza pluralistica e priva di qualsivoglia censura dei fatti è l’unica opportunità per il cittadino di sviluppare una coscienza critica personale. Solo così si può esercitare il proprio potere sovrano di dissenso e di deterrenza inibitoria dei misfatti, sia come singolo sia all’interno delle diverse istituzioni sociali.
Dobbiamo, infatti, sempre ricordare che è vero che la sovranità appartiene ai cittadini (Art. 1 Cost.), ma è altrettanto vero che questi la possono effettivamente esercitare solo attraverso la conoscenza. Se i fatti che scuotono la coscienza collettiva, invece, restano confinati nella segretezza o nella censura, la democrazia stessa (intesa come “governo del popolo”) viene integralmente “svuotata”, giacché ciascuno viene privato della possibilità di elaborare le informazioni e di sviluppare un proprio giudizio critico.
Solo lo “Stato di Diritto” tutela diritti e dignità
Al centro di tutto resta l’importanza di tutelare la dignità umana. Il riconoscimento dei diritti inviolabili della persona (Art. 2 Cost.) deve essere la “pietra angolare” del nostro ordinamento, un valore supremo che non deve mai essere sacrificato in nome di interessi di parte o di logiche di protezione di sistema.
Ma perché ciò accada, la “trasparenza democratica” e la “libertà di informazione” non devono mai essere sacrificate per qualsivoglia ragione. Quand’anche fosse la più benevola e convincente. Altrimenti si rischia di regredire dallo “Stato di Diritto” alla “Legge della Giungla”. Un sistema, quest’ultimo, che abbiamo più volte ritrovato nella Storia; e che ha condotto ogni volta -ineluttabilmente- nella medesima direzione: la distruzione dei diritti che si intendevano proteggere con i presidi acclamati come “salvifici” (i.e. sovente con la censura e le limitazione delle libertà).
Nel dramma, un occasione da non perdere
Questi drammatici fatti di cronaca, in estrema sintesi, devono divenire un vero e proprio monito per noi cittadini; un’occasione per comprendere che cosa accade veramente quando i valori e le garanzie costituzionali vengono meno, lasciando così spazio all’arbitrio e alla prevaricazione dei più forti … a discapito dei più fragili …
Noi cittadini, invece, abbiamo il diritto e il dovere di rivendicare attivamente, giorno dopo giorno, quella “trasparenza democratica” e quella “pluralità e libertà di informazione” che ci permettono di vigilare e di agire come “Guardiani del Bene”.
Guardare attraverso la “lente” della nostra Carta Costituzionale significa spingerci verso una maggiore consapevolezza. Perché i diritti non sono concetti astratti, ma vere e proprie “barriere” concrete. Essi esigono però una sorveglianza e una difesa continua da parte nostra. Affinché la dignità di ogni individuo resti sempre il confine invalicabile per chiunque.
Ed è proprio il consolidamento di un’autentica coscienza civile il principale obiettivo del Comitato Leonessa d’Italia per la Costituzione italiana.
Noi ci prefiggiamo di perseguire la tutela dello “Stato di Diritto Costituzionale” e l’esercizio consapevole della “Sovranità Popolare“. Lo facciamo attraverso la realizzazione di iniziative ed eventi culturali volti a riaffermare il “pieno sviluppo della persona umana“.
Autori:
Sabrina Sarabelli
Direttore Strategico e Presidente del Comitato
Antonio Scala
Coordinatore Culturale e Vice-Presidente del Comitato
Fonte consultata: U. S. Department of Justice – Office of Public Affairs – Epstein Library


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